Sacrofano, torna la Sagra della Pappardella al Cinghiale: il 18 ottobre sapori d’autunno nel Parco di Veio

L’autunno porta a Sacrofano uno degli appuntamenti gastronomici più conosciuti del territorio. Domenica 18 ottobre è in programma la 21ª Sagra della Pappardella al Cinghiale
Di Fabio Vergovich
Sagra Pappardelle al Cinghiale
Sagra Pappardelle al Cinghiale

A poco più di mezz’ora da Roma, l’autunno porta a Sacrofano uno degli appuntamenti gastronomici più conosciuti del territorio. Domenica 18 ottobre 2026 è in programma la 21ª Sagra della Pappardella al Cinghiale, manifestazione che ogni anno, nel terzo fine settimana di ottobre, richiama nel paese visitatori interessati alla cucina tradizionale ma anche alle bellezze storiche e naturalistiche del Parco Regionale di Veio.

La protagonista è naturalmente la pappardella al cinghiale, una delle preparazioni più legate alla tradizione locale: pasta fresca all’uovo fatta a mano, larga e ruvida, condita con un sugo di cinghiale dalla lunga cottura. Un piatto sostanzioso, adatto alla stagione e strettamente associato alla cucina contadina delle campagne e dei boschi che circondano Sacrofano.

La manifestazione non nasce però soltanto intorno alla tavola. La sua formula mette insieme gastronomia, conoscenza del borgo e scoperta di un’area del Lazio che conserva testimonianze etrusche, romane e medievali a pochi chilometri dalla Capitale.

Pappardelle fatte in casa, carne alla brace e vino locale

Il menu tradizionalmente proposto dalla Pro Loco ruota naturalmente intorno alle pappardelle fatte in casa con il sugo di cinghiale. Ad accompagnarle ci sono generalmente secondi di carne, dallo spezzatino alla braciola, insieme a insalata, pane, acqua e vino del territorio.

L’olio extravergine di oliva e i vini locali completano un’offerta che punta soprattutto sui sapori riconoscibili della cucina laziale. Nelle precedenti edizioni non sono mancati inoltre ciambelline al vino e vin brûlé, particolarmente adatti alle temperature di ottobre.

Gli stand gastronomici vengono tradizionalmente aperti anche nella fascia serale, normalmente intorno alle 19.30, anche se per gli orari definitivi dell’edizione 2026 sarà opportuno fare riferimento al programma pubblicato a ridosso della manifestazione.

La preparazione del piatto principale dice molto della sua origine. La carne viene tradizionalmente marinata con vino rosso ed erbe aromatiche e poi lasciata cuocere lentamente insieme a sedano, carota e cipolla, fino a ottenere un condimento denso capace di legarsi alla superficie irregolare della pasta fresca.

Non soltanto sagra: musica, artigianato e visite nel borgo

Nel corso degli anni la Sagra della Pappardella al Cinghiale è diventata anche una giornata dedicata a Sacrofano. Accanto agli stand gastronomici trovano spazio musica dal vivo e mercatini dell’artigianato, mentre le iniziative collaterali hanno compreso passeggiate, visite guidate nel borgo medievale e appuntamenti dedicati alla conoscenza del territorio.

L’edizione 2026 è indicata come la ventunesima: un dato che racconta la continuità raggiunta da una manifestazione ormai stabilmente inserita nel calendario autunnale del paese. La ventesima edizione risultava infatti già riconosciuta nel programma regionale 2025.

Il punto di riferimento della giornata è Piazza Ugo Serata, nel centro di Sacrofano, luogo abitualmente utilizzato anche per gli appuntamenti gastronomici e gli spettacoli organizzati nel paese.

Una domenica nel Parco di Veio: cosa vedere vicino a Sacrofano

Arrivare per la sagra può essere l’occasione per dedicare l’intera giornata a una delle aree verdi e archeologiche più interessanti della provincia romana. Il Parco Regionale di Veio si sviluppa tra la Cassia e la Flaminia e comprende paesaggi vulcanici, boschi, vallate e un patrimonio archeologico che attraversa molti secoli di storia.

Tra le mete più note c’è l’antica città etrusca di Veio, nei pressi di Isola Farnese, con l’area del Santuario di Portonaccio, legata anche al celebre Apollo di Veio. Poco distante si trova il Ponte Sodo, singolare opera di ingegneria idraulica scavata nel tufo per consentire il passaggio delle acque del Cremera.

Da un’altra parte del Parco si aprono le Valli del Sorbo, tra Formello e Campagnano, con grandi prati, pascoli e il Santuario della Madonna del Sorbo sull’altura tufacea. Lungo la Flaminia merita attenzione anche il Complesso di Malborghetto, nato attorno a un arco quadrifronte romano del IV secolo e trasformato nei secoli successivi in struttura fortificata.

Per chi preferisce camminare, Sacrofano rappresenta inoltre un punto di partenza per itinerari immersi nel paesaggio dell’antico distretto vulcanico sabatino, compresi percorsi che si dirigono verso Castelnuovo di Porto e altri settori del Parco.

Come arrivare a Sacrofano da Roma

In automobile, una delle direttrici più immediate è la Via Flaminia: dal Grande Raccordo Anulare si può utilizzare l’uscita verso Flaminia-Terni, proseguire in direzione nord e quindi imboccare la viabilità per Sacrofano. L’altra possibilità arriva dal versante della Cassia e della Formellese, utile soprattutto per chi proviene dai quartieri nord-occidentali di Roma.

Per chi sceglie il trasporto pubblico, il riferimento ferroviario più utile è oggi Montebello, sulla Roma Nord. Da qui Sacrofano è collegata dai servizi su gomma. Con l’assetto entrato in vigore nel 2026, il Comune indica in particolare la linea UDR2 13 Sacrofano-Montebello, insieme ai servizi Cotral; essendo gli orari soggetti a variazioni, soprattutto nei giorni festivi, conviene controllarli prima della partenza.

Per chi arriva in paese soltanto per pranzo o per cena, la pappardella resta naturalmente la ragione principale del viaggio. Ma dedicare qualche ora in più a Sacrofano permette di comprendere meglio il senso della manifestazione: la cucina è parte di un territorio fatto di campagna, storia, boschi, olio, vino e tradizioni che continuano a trovare nelle sagre un’occasione concreta per essere conosciute.

Il 18 ottobre la tavola torna così al centro della vita del paese. Pappardelle, sugo di cinghiale e vino locale sono il richiamo immediato; il borgo medievale e il Parco di Veio possono trasformare l’appuntamento gastronomico in una vera giornata fuori Roma.

 
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