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01 Ottobre 2020

Pubblicato il

Il racconto della Passione

di Redazione

Nel vangelo di Matteo

Il racconto della Passione occupa un posto importante e anche sproporzionato nei singoli vangeli. La qual cosa, pur non considerandola, tuttavia non è tanto normale. Non sembri superfluo ricordare che i vangeli sono stati redatti dopo la risurrezione di Cristo e da persone avevano coscienza di essere innanzitutto testimoni della risurrezione. Quindi, non ci si attenderebbe un’insistenza così accentuata sulle scene dolorose della Passione: esse avrebbero dovuto dissolversi per far posto agli aspetti positivi dell’esistenza di Gesù. Invece la luce della risurrezione non ha favorito questo modo di vedere, non ha portato ad una religione di evasione, ma ha portato i cristiani a valorizzare gli aspetti più sconcertanti della vita di Gesù: contraddizione e sofferenza.

All’inizio, tra la Passione e la Risurrezione l’intelligenza umana vede un contrasto: la Passione è una sconfitta, la Risurrezione è una vittoria che ripara questa sconfitta. La Passione umilia, la Risurrezione glorifica. Ma la fede cristiana non si arresta a questo contrasto. La luce della risurrezione investe irresistibilmente la stessa Passione, e le due realtà vengono a costituire un’unità indissolubile. Tra di esse affiora non una rottura ma uno stretto rapporto: frutto della Passione, la gloria del Risorto rivela il valore del suo sacrificio e manifesta che la Passione non è stata una sconfitta, bensì un combattimento vittorioso, autentico compimento del piano di Dio. I cristiani non solo non hanno lasciato svanire il ricordo della Passione, ma l’hanno gelosamente conservato e approfondito, come testimoniano eloquentemente la lunghezza e la qualità dei racconti evangelici.

Formazione del racconto

Lo stile del racconto si stacca nettamente da quello del resto del Vangelo. La vita pubblica di Gesù viene raccontata attraverso episodi che si possono facilmente separare gli uni dagli altri, mentre la Passione costituisce un insieme coerente, solidamente articolato. Pare quindi che, nella tradizione della chiesa primitiva, sia nato prestissimo un racconto della Passione, o almeno uno schema che ne fissava le linee essenziali. Siamo indotti a pensare che l’evangelista Marco abbia utilizzato un racconto della Passione tradizionale nella chiesa di Roma, ma che l’abbia completato ispirandosi alla predicazione di Pietro. La Passione di Gesù appartiene al patrimonio della chiesa ed è la chiesa a presentarcela.

Personalità dell’evangelista Matteo (cc. 26 e 27)

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La fedeltà degli evangelisti al messaggio che trasmettono non è un ostacolo alla realizzazione di un’opera personale: ognuno di essi ci offre una prospettiva differente con insistenze specifiche e tonalità particolari. La prospettiva di Matteo, il cui racconto della Passione sarà letto nella prossima Domenica delle Palme, è quella di essere un racconto ecclesiale e dottrinale. E’ un racconto di un’ assemblea di credenti. Illustrati dalla fede della chiesa, gli avvenimenti diventano comprensibili. Matteo insiste sul compimento delle scritture, sulla prescienza di Gesù, sulla sua autorità sovrana. Il racconto di Matteo contribuisce alla formazione di una intelligenza cristiana, attraverso la partecipazione alla fede della chiesa. 

Lo schema generale della Passione è facile da precisare: tra l’arresto all’inizio, e la sepoltura alla fine, si inseriscono il processo giudaico, il processo romano e l’esecuzione della sentenza mediante il supplizio della croce. Ritroviamo questo schema in tutti i vangeli, ma la struttura interna di ciascuna parte differisce dall’uno all’altro degli evangelisti.

L’arresto di Gesù in Matteo (26, 47-56)

Matteo si preoccupa di spiegare le cose chiaramente: egli illustra i fatti con le parole della Scrittura. Matteo ci presenta Gesù che sceglie in piena conoscenza di causa e con tutta libertà la strada dell’umiliazione, vedendo in essa la strada tracciata nel piano di Dio. E’ giunta l’ora in cui devono adempiersi le Scritture. Non si tratta di un semplice resoconto. La chiesa primitiva contempla la Passione attraverso la Scrittura, che gliene rivela il significato. Tale corrispondenza le è stata rivelata da Gesù stesso: Gesù ha sottolineato il rapporto esistente tra ciò che doveva accadere e il disegno di Dio rivelato nella Scrittura. Naturalmente è stato necessario che la Passione fosse seguita dalla Risurrezione, perché anche i discepoli potessero afferrare questo rapporto.

Il processo giudaico (27, 10)

La struttura generale del brano è analoga a quella di Marco e implica quindi il medesimo contrasto tra le parole di Gesù e la sorte che gli è riservata. Ma l’evangelista  Matteo aggiunge il brano sul prezzo del sangue (27, 3-10). L’acquisto del campo con il prezzo del tradimento di Gesù non è stato compiuto istantaneamente, trasformando profondamente la prospettiva del processo da parte dei giudei. Il tema che domina non è la morte di Giuda, ma le monete d’argento, prezzo del sangue, nominate nel testo per ben dieci volte. L’evocazione del denaro maledetto rivela chiaramente che si tratta di un processo iniquo: Giuda getta via il prezzo del suo tradimento, perché sono il prezzo del sangue innocente. D’altra parte, attraverso il complotto di Giuda e delle autorità giudaiche, si realizza il disegno di Dio predetto nella Scrittura.

Il processo romano (Mt. 27, 11-31)

Matteo ci presenta i personaggi: il procuratore Ponzio Pilato e la folla, che devono risolvere il problema di chi rilasciare: Barabba o Gesù; la moglie di Pilato che riconosce in Gesù un giusto; Pilato si lava le mani, rifiutandosi di assumersi la responsabilità della morte di Gesù; la conclusione con la condanna di Gesù.

Il Calvario (27, 32-66)

Il testo di Matteo si fa più esplicito di quello di Marco: egli insiste di più nel sottolineare il compimento delle Scritture. Le derisioni subite dal crocifisso corrispondono alla predizione della Scrittura e nello stesso tempo insinua la certezza della sua liberazione, poiché il giusto del salmo 22 è effettivamente liberato da Dio. Matteo presenta in maniera grandiosa le ripercussioni della morte di Gesù: fine dell’era antica, alla lacerazione del velo del tempio aggiunge l’accenno a sconvolgimenti tellurici (la terra trema, le rocce si squarciano). La professione di fede del centurione è estesa anche ai suoi compagni: non si tratta di una reazione limitata a un individuo, ma dell’esplosione di un movimento di conversione destinato ad assumere tra i pagani un’ampiezza sempre più grande. Al racconto della sepoltura, Matteo aggiunge la sorveglianza del sepolcro per paura della risurrezione di Gesù. Matteo evidenzia meglio gli stretti vincoli che intercorrono tra la Passione e la risurrezione di Gesù.

Bibliografia consultata: Albert Vanhoye, 1972.

 
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