C’è qualcosa di simbolico nel cielo grigio di Le Mans, nel rumore liquido della pioggia che decide di comparire nel momento meno opportuno, e in un pubblico francese che nonostante tutto ha avuto la sua festa. Perché la vittoria di Johann Zarco nel GP di Francia non è solo una storia di gomme, cambi moto e penalità, ma anche un momento che spezza una lunghissima egemonia Ducati (che si avviava verso la 23esima vittoria consecutiva che avrebbe staccato le 22 consecutive della Honda che fissavano il record) e al tempo stesso regala un weekend di montagne russe a tutto il paddock.
MotoGP, la Sprint Race e l’imprevedibilità della domenica
Il sabato aveva già detto molto. Marc Marquez si era confermato imbattibile nelle Sprint, sei su sei nel 2025, strappando record e leadership iridata con una freddezza da chirurgo. Scattato bene, ha aspettato il momento giusto per passare Quartararo e poi ha aperto il gas come solo lui sa fare. Dietro, il fratello Alex e un ottimo Fermin Aldeguer completavano un podio tutto Ducati, mentre Bagnaia finiva a terra già al secondo giro. Un sabato da dimenticare per Pecco, ma il peggio doveva ancora arrivare.
La domenica ha riscritto le regole, o meglio, le ha applicate alla lettera. La pioggia, già in agguato durante la Moto2, si è fatta protagonista poco prima del via. I piloti si erano schierati con le slick, ma un cambio repentino di condizioni ha reso obbligatorio il passaggio alle rain. Giro di ricognizione, rientro ai box, cambio moto. Partenza rinviata di dieci minuti e gara accorciata a 26 giri.
Non finisce qui: altri piloti, tra cui i fratelli Marquez, Quartararo, Acosta e Di Giannantonio, hanno scelto all’ultimo di tornare nuovamente alle slick nel secondo giro di allineamento. Una mossa rischiosa, che però li ha esposti alle sanzioni previste dal regolamento. Tutti penalizzati con doppio long lap. Una corsa a ostacoli che ha messo in fila regole, tempismo e un pizzico di follia.
MotoGP, la gara lunga
I primi giri sono una lotteria. Dopo pochi metri Bastianini finisce a terra e trascina con sé Bagnaia e Mir. Pecco si rialza, ma la sua gara è finita: torna in pista, fatica, chiude 16°. Quartararo, invece, era partito bene. Guidava la corsa prima di dover scontare le penalità. Da lì, il crollo. Ha tentato il tutto per tutto, ma è scivolato nella foga della rimonta.Nel mezzo, la regia passa nelle mani di Zarco. Lucido nel montare subito le rain, metodico nel non lasciarsi distrarre da quanto accadeva intorno, determinato quando ha capito che il gruppo dietro non riusciva a colmare il gap. Ha resistito agli attacchi, ha visto Marc Marquez avvicinarsi ma mai davvero farsi pericoloso. Ha gestito ogni metro con la freddezza del veterano e la fame del debuttante.
Dietro di lui, Marc ha scelto la via della maturità: senza rischi, con la testa al campionato. Alex, invece, ha gettato alle ortiche un podio con una caduta nel finale. Aldeguer ne ha approfittato, Acosta ha incassato, ma ha dovuto arrendersi anche lui. Il podio si è definito così, tra colpi di scena e sorpassi all’ultimo respiro.
Al traguardo, Zarco ha fermato il cronometro a 45’47”541. Un tempo che probabilmente non dimenticherà mai. Marquez chiude secondo a quasi 20 secondi, Aldeguer completa il podio con un distacco più ampio. Ma la classifica iridata ora racconta una storia chiara: Marc Marquez comanda con 171 punti, 22 di vantaggio sul fratello Alex, e 51 su un Bagnaia che sembra in crisi più tecnica che mentale.
Pecco lo ha detto senza filtri: “Uno dei peggiori weekend della mia carriera”. Il contatto con Bastianini, i problemi con la moto, l’assenza totale di feeling. Tutto insieme. Il campione del mondo in carica sa bene cosa vuol dire recuperare uno svantaggio, ma questa volta sembra diverso. “Il feedback è sempre lo stesso, non riesco a fidarmi della moto”, ha ammesso a Sky.