Tutto è andato per il meglio ieri. Dopo il timore iniziale in un primo set combattuto ma perso da Sinner con il risultato di 6-4, l’altoatesino ha sentito sulle spalle lo spettro del Roland Garros e degli Internazionali di Roma. Forse tutti noi, insieme al buon Jannik, abbiamo temuto per il peggio sotto i fendenti di Alcaraz che a tratti hanno superato i 150 km/h, ma poi, come nei migliori film d’imprese sportive, Sinner ha fatto la voce grossa contro il suo tabù. Quasi una Nemesi contro quel dito continuamente puntato all’orecchio dall’asturiano – come a dire “Io sono Dio, non vi sento” – che infastidirebbe persino un maestro Zen. Di fronte si sono trovati i due tennisti più forti del momento e che, con ogni probabilità, ben presto vedremo scolpiti nei manuali storici alla stregua di Federer, Nadal e Djokovic, di quei Big Three di cui il serbo è unico superstite e vittima sul campo della grandezza di Re Jannik.
Superbo e troppo sicuro di sé, Carlos Alcaraz ha dovuto gettare la spugna sotto gli occhi del suo Re, Felipe VI, che ha avuto quantomeno la decenza di presentarsi sugli spalti dello Slam degli slam: Wimbledon! Un torneo che solo le due guerre e la pandemia da Covid-19 sono riusciti a fermare in più di un secolo di storia. Era il 1877 quanto Spencer Gore conquistò la prima edizione battendo in finale William Marshall con il risultato di 6-1, 6-2, 6-4, il quale fu apripista per un primato britannico che ancora oggi tiene botta con ben 37 edizioni vinte su 138. Ebbene, dalle ore 17 di ieri c’è anche l’Italia tra i nomi segnati in corsivo nell’albo d’oro del Centre Court. Un’impresa non da poco, verrebbe da dire. Eppure – non sia bene per quale motivo – Sinner sembra essere uno degli sportivi più odiati nel nostro Paese.
Da Mattarella ad Abodi: Sinner non vale abbastanza?
Assenti ingiustificati durante la finale di ieri c’erano solo i rappresentanti tricolore, che dello sport dovrebbero promuovere valori e virtù, soprattutto quando è un italiano a salire sul tetto del mondo. E pensare che Jannik Sinner detiene il primato nel ranking ATP da ben 58 settimane consecutive: forse però non è abbastanza per prendere un volo e farsi due ore di viaggio. Non è chiaro a chi dobbiamo questa indifferenza, anche se di primo acchito i più furbi potrebbe controbattere adducendo il tutto alla “buca” rifilata da Sinner, quando Mattarella lo convocò insieme a Berrettini per chiudere il 2024 in bellezza. Ipotesi comunque un po’ stiracchiata, almeno rispetto alle responsabilità mediatiche che non vanno trascurate.

D’altra parte Sinner fa di tutto per stare sul ca**o, per citare una poesia si Scanziana memoria, senza dimenticare che secondo alcuni non è nemmeno così tanto italiano (Augias docet), dal momento che non paga le tasse nel nostro Paese. Ora, a parte l’ignoranza che regna sovrana (le tasse si pagano nel Paese in cui si incassa il montepremi), qualcuno dovrebbe spiegarci la figuraccia configuratasi ieri quando il povero Sinner si guardava intorno in cerca di uno sguardo amico. Certo, nessuno pretenderebbe che un vecchietto di 83 anni si faccia un volo in piena estate, tuttavia resta inspiegabile la volontà di sottoporsi a una vergogna mediatica sotto lo sguardo del Principe William e della patrona del torneo, la Principessa Kate. E allora, se la Meloni era forse troppo impegnata a barcamenarsi tra Trump e immigrazione, dov’era il promotore del sport sano e ricco di valori Andrea Abodi? Fortunatamente per Sinner, ieri, sugli spalti, c’era l’unica persona su cui ognuno di noi può sempre contare incondizionatamente. Grazie mamma Siglinde, hai rappresentato tutti noi!