Vuoi la tua pubblicità qui?
17 Maggio 2021

Pubblicato il

Spray al peperoncino. Il divieto di vendita è pura ideologia in stile PD

di Redazione

La scusa sono i possibili abusi. E a sollecitare lo stop è il presidente del Consiglio regionale, Daniele Leodori

Sei una donna. C’è qualcuno che sta per aggredirti, o che comunque ha tutta l’aria di essere sul punto di farlo.

Tu che dici? È meglio averlo o non averlo, lo spray al peperoncino? È meglio avere con sé un qualche tipo di arma, o non averne proprio nessuna?

La questione sembra talmente ovvia che doverla discutere è quasi imbarazzante. È evidente che sia preferibile essere in grado di reagire, in caso di necessità. Anche se poi dovrebbe esserlo altrettanto che non stiamo parlando di una bacchetta magica e che fronteggiare efficacemente un assalitore dipende da tanti fattori, a cominciare dalla sua effettiva pericolosità e dalla determinazione di chi lo affronta.

Vuoi la tua pubblicità qui?

Invece no. Questa chiarezza non è condivisa da tutti. E il guaio, qui nel Lazio, è che a non condividerla è anche il presidente del Consiglio regionale, il PD Daniele Leodori. Il quale ha inviato ai sindaci del territorio una lettera in cui li sollecita a prendere due iniziative: la prima non nulla di speciale, visto che provvedimenti analoghi sono più o meno di routine, e consiste nel vietare che le bombolette siano portate in luoghi affollati a causa di spettacoli eccetera; la seconda, invece, si spinge molto oltre e prevede addirittura il divieto di vendita durante il periodo delle festività.

Scrive Leodori: “Anche a Roma e in alcune province del Lazio in questi ultimi 2 anni, sono cresciuti i casi di spray usato come strumento di offesa e molti sono i casi d’abuso per bravata, ovvero per vedere che effetto fa in un bar, in una discoteca o in un concerto”. Lo stop assoluto alla commercializzazione avrebbe, perciò, “l’obiettivo di limitare la diffusione in un periodo particolare dell’anno e di prevenire il possibile uso sconsiderato del prodotto".

Spray al peperoncino? Ma no: meglio la prevenzione…

Ufficialmente la sortita di Leodori è dovuta alla cautela. Con ogni probabilità, invece, la contrapposizione è di principio.  Più che dalla sola prudenza legata a un periodo specifico dell’anno, e alla forte impressione causata dalla tragedia della discoteca di Corinaldo, la misura sembra discendere da un’avversione generale per l’uso delle armi a scopi di difesa personale. E infatti Loretta Bondì, direttrice dei progetti internazionali di BeFree dal 2013 e membro del consiglio direttivo della Casa Internazionale delle Donne di Roma. (nonché ex funzionaria dell’Alto Commissariato ONU per i diritti umani), lo dice pari pari: “Io non credo che sia un’arma efficace per le donne, l'unico deterrente davvero efficace sarebbe la prevenzione”.

Ma sentite il seguito: “Quando vivevo in America, a Washington, dove era legale l’uso dello spray, la polizia mi spiegava che se ti trovi di fronte a una persona che vuole farti del male, hai tempi di reazione lunghi, con il malintenzionato che ti previene, facendoti magari ancora più male perché hai tentato di reagire”. Conclusione: “Non credo che con strumenti atti a offendere si possa fare qualcosa di utile per la violenza contro le donne: altrimenti le donne dovrebbero andare in giro armate di pistola e coltello. Ma in un clima politico in cui si dice alla cittadinanza 'Armatevi e difendetevi da soli: ne avete tutto il diritto', non mi meraviglia affatto che ci siano vendite così alte di questi prodotti”.

Vuoi la tua pubblicità qui?

Vuoi la tua pubblicità qui?

Salvini e Raggi: ritorno al buonsenso

Dice il leader della Lega, nonché ministro degli Interni: “Il problema non è lo strumento ma l'uso che se ne fa. Se uno va in piazza con lo spray al peperoncino è un cretino che prima va curato e poi va portato per due giorni al fresco così gli passa la voglia”.

La sindaca di Roma è dello stesso avviso. Fonti a lei vicine affermano che la Prima cittadina “non intende vietare uno strumento che le donne utilizzano per difendersi e che ha consentito a tante ragazze di salvarsi". L’alternativa, invece, è “punire severamente chi ne fa un uso distorto e criminale”.

Esatto.

Ma facciamo qualche passo in più e arriviamo alla radice del problema. La possibilità di difendersi da soli non è una “benevola” concessione delle autorità, ma il riconoscimento giuridico di un istinto sacrosanto. Di una spinta alla sopravvivenza che è inscritta nel dna di ogni essere vivente. E che può venire meno solo in quegli individui che si siano lasciati talmente infiacchire dalla società attuale, con tutte le sue chiacchiere liberal-progressiste, da smarrire le verità elementari dell’esistenza.

L’autodifesa è un diritto naturale. E rispetto alle forze dell’ordine il rapporto dovrebbe essere di integrazione reciproca. Dove non arriva il singolo, sopravvengono la polizia, i carabinieri e quant’altri se ne occupino per mestiere. Dove non arrivano i professionisti, che ovviamente non possono essere onnipresenti e presidiare ogni singola casa h24 e tutelare all’istante ogni persona aggredita, ciascuno ha la facoltà (e in un certo senso il dovere) di provvedere da sé.

Se poi si ha paura che i cittadini non siano all’altezza di usare le armi con cognizione di causa e con il dovuto senso di responsabilità, ci si domandi il perché. Perché siamo così pieni di soggetti nevrotici e infantili. Perché non cresciamo più degli uomini e delle donne che siano davvero adulti e capaci, in quanto tali, di non essere né delle vittime inermi né dei pazzoidi che sparerebbero per ogni nonnulla.

Leggi anche:

Armarsi e sparare o starsene buoni: il dilemma del cittadino aggredito

Violenze dopo Lazio-Eintracht. Che lucidità, quel carabiniere nel video!

Camera. Via libera al ddl sulla legittima difesa

 
Vuoi la tua pubblicità qui?

Condividi questa notizia per primo

Scorri lateralmente questa lista

Seguici per rimanere aggiornato

Sostieni il nostro giornalismo


Nessun commento