Percosse, vessazioni e un rapporto di assistenza trasformato in una condizione di violenza ai danni di una donna con sindrome di Down. A cinque anni dai fatti, per una ex badante di Veroli (Fr) è arrivato il carcere: i Carabinieri della Stazione della cittadina ernica hanno eseguito l’ordine di carcerazione disposto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Frosinone e hanno accompagnato la donna nella Casa circondariale di Roma Rebibbia.
Dovrà scontare tre anni di reclusione ed è stata inoltre disposta l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. La condanna per maltrattamenti contro una persona vulnerabile è ormai definitiva.
Le violenze nella casa in cui avrebbe dovuto assisterla
La vicenda risale al 2021 e aveva suscitato forte indignazione a Veroli. La donna era stata assunta da una famiglia del posto come domestica e badante, con un incarico particolarmente delicato: assistere una signora con sindrome di Down, occupandosi delle sue necessità quotidiane all’interno dell’abitazione.
Quello che avrebbe dovuto essere un rapporto fondato sulla cura e sulla fiducia assunse invece, secondo quanto successivamente accertato nel procedimento giudiziario, i caratteri della prevaricazione e dei maltrattamenti. La persona affidata alle sue cure si trovava in una condizione di particolare vulnerabilità e con limitate possibilità di difendersi o sottrarsi autonomamente alle condotte subite.
Il quadro emerso dalle indagini raccontava dunque una situazione particolarmente grave proprio per la natura del rapporto tra le due donne. La famiglia aveva affidato alla badante una persona che necessitava di assistenza e protezione, consegnandole di fatto una parte importante della propria quotidianità e della propria sicurezza.
La denuncia e le indagini dei Carabinieri di Veroli
A ricostruire quanto avveniva all’interno dell’abitazione furono i Carabinieri della Stazione di Veroli. L’attività investigativa prese avvio dopo una denuncia, alla quale seguirono l’ascolto di diversi testimoni e ulteriori accertamenti.
Un ruolo determinante fu svolto anche dalle immagini delle telecamere acquisite nel corso delle indagini. I filmati, insieme alle testimonianze e agli altri elementi raccolti dagli investigatori, contribuirono a documentare le condotte contestate alla badante e a costruire il quadro probatorio utilizzato durante il procedimento. La presenza delle registrazioni è stata confermata anche nelle ricostruzioni pubblicate dopo l’esecuzione della condanna.
Gli elementi raccolti superarono i diversi passaggi giudiziari fino alla pronuncia definitiva. La donna è stata quindi raggiunta dall’ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Frosinone.
Tre anni di carcere e cinque anni di interdizione
Rintracciata dai militari dell’Arma, l’ex badante è stata arrestata e trasferita nel carcere romano di Rebibbia, dove dovrà espiare tre anni di reclusione. Alla pena detentiva si aggiunge l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.
La conclusione giudiziaria della vicenda restituisce anche il peso particolare che assumono i maltrattamenti quando la vittima è una persona che dipende dall’assistenza altrui. Dentro un’abitazione, lontano dagli sguardi esterni e in una relazione basata necessariamente sulla fiducia, comportamenti violenti e vessatori possono essere ancora più difficili da portare alla luce.
In questo caso la denuncia, le testimonianze e gli accertamenti condotti dai Carabinieri hanno consentito di documentare quanto avvenuto e di accompagnare il procedimento fino alla sentenza definitiva. Cinque anni dopo quei fatti, per la donna incaricata di assistere e proteggere la vittima si sono aperte le porte del carcere.
